Massaggio a quattro mani
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Dopo dieci anni insieme, avevamo smesso di toccarci senza motivo. Non per mancanza d'amore — per abitudine, per stanchezza, per quelle mille cose che riempiono le sere. Poi una domenica ho comprato un olio da massaggio, ho acceso due candele, e ho detto a Paolo: «Stasera niente telefono. Solo noi.»
All'inizio ci siamo sentiti quasi impacciati, come due che ricominciano. Ho versato l'olio sulle mie mani, l'ho scaldato, e ho iniziato dalle sue spalle contratte. Sentivo i nodi di mesi sciogliersi sotto le dita, e lui che si abbandonava piano, un respiro alla volta. «Non ricordavo quanto mi mancasse,» ha mormorato, e non parlava solo del massaggio.
Poi ci siamo scambiati i posti. Le sue mani sulla mia schiena erano goffe e tenere insieme, e mi sono accorta di quanto avessi bisogno proprio di quello: non della fretta, ma della lentezza. Di essere toccata senza che fosse il preludio a qualcos'altro, solo per il gusto di sentirmi sua. Ed è stato proprio quel non avere fretta a riaccendere tutto.
Non ti dico come è finita la serata — quello lo lascio a voi immaginarlo. Ti dico che ci siamo riscoperti con la calma che a vent'anni non avevamo e che a quaranta, forse, è il vero lusso. Rallentare, per una coppia, è l'afrodisiaco che nessuno ti vende.
Da allora l'olio da massaggio è entrato nel cassetto del comodino, accanto alle candele. Non tutte le domeniche, ma abbastanza spesso da ricordarci una cosa semplice che avevamo dimenticato: che toccarsi, senza scopo, è il modo più antico per dirsi che ci siamo ancora.
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— Martina