Vicini di casa: Finalmente

Vicini di casa: Finalmente

Ho resistito una settimana intera a quella porta socchiusa. Sette sere a guardarla dall'altra parte del cortile, sette sere a inventarmi scuse. Poi, un venerdì, mi sono guardata allo specchio, ho indossato il completo che tenevo per le occasioni e ho attraversato il pianerottolo prima di potermi ripensare.

Ho bussato piano. Lui ha aperto come se mi stesse aspettando da sempre — e forse era così. «Sei venuta,» ha detto, e nella sua voce c'era sollievo più che sorpresa. Sono entrata. La sua casa aveva lo stesso profumo che immaginavo, luci basse, due bicchieri già pronti sul tavolo, come se avesse sperato ogni sera.

Non c'è stato bisogno di molte parole. Tutto quello che ci eravamo detti per settimane attraverso i vetri era già una lunga conversazione: adesso restava solo da tradurla. Il primo bacio ha avuto il sapore dell'attesa che finalmente si scioglie, e le sue mani conoscevano già la strada, come se l'avessero percorsa mille volte con lo sguardo.

Ci siamo presi tutto il tempo che ci eravamo negati. La finestra da cui ci eravamo spiati era lì, alle sue spalle, e c'era qualcosa di vertiginoso nel trovarsi finalmente dalla stessa parte del vetro. L'attesa lunga aveva reso ogni gesto più intenso, più affamato, più dolce.

Più tardi, con la testa sul suo petto, ho guardato la mia finestra buia dall'altra parte del cortile e ho sorriso. Il gioco era finito nel modo migliore. O forse, ho pensato mentre lui mi stringeva, era appena cominciato un gioco nuovo — con molte meno finestre di mezzo.

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— Elena

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