Mentre lui era via
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Mio marito era via da tre giorni, una di quelle trasferte lunghe che ormai conoscevo a memoria. La casa era troppo silenziosa, il letto troppo grande, e io ero inquieta in un modo che non riuscivo a calmare. È in quei silenzi che i pensieri che tieni a bada durante l'anno vengono a bussare. E quella sera bussò un pensiero che aveva un nome.
Si chiamava Davide, ed era il vecchio amico di entrambi che quel weekend era in città. Ci eravamo scritti per un caffè, del tutto innocente. Ma quando arrivò alla porta, con quel sorriso che ricordavo da anni, capii dal primo istante che nessuno dei due era lì per un caffè. Lo lessi nei suoi occhi appena mi guardò, e temo che lui lo lesse nei miei.
Restammo in cucina a parlare del più e del meno, la tensione così densa che si poteva tagliare. Ogni volta che gli passavo la tazza, le dita si sfioravano un istante di troppo. Ogni silenzio durava una frazione di secondo oltre il lecito. Sapevamo entrambi dove stava andando, e proprio quel sapere — quel confine che stavamo per attraversare — mi faceva battere il cuore come non mi succedeva da anni.
Fu lui a fare il primo passo. Mi scostò una ciocca dal viso, la mano che si attardò sulla guancia, e mi guardò come per darmi l'ultima possibilità di dire no. Non la presi. Quando mi baciò, tutto il senso di colpa e tutto il desiderio si mischiarono in una cosa sola, incandescente, e mi ritrovai a rispondere con una fame che mi spaventò e mi elettrizzò insieme.
Ciò che rese quella sera diversa da qualsiasi altra non fu solo lui. Fu il proibito. Fu la casa che conoscevo, gli oggetti di sempre, trasformati dal fatto che stavo facendo una cosa che non avrei dovuto. Era sbagliato, e il sapere quanto fosse sbagliato accendeva ogni gesto di una intensità che il lecito non mi aveva mai dato.
Dopo, nel buio, non provai il rimorso che mi ero immaginata. Provai qualcosa di più scomodo: la consapevolezza di quanto avessi avuto fame, e per quanto tempo. Davide se ne andò prima dell'alba. Rifeci il letto, aprii le finestre, cancellai ogni traccia. Ma quella fame, quella, non sapevo più come rimetterla nel cassetto.
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— Valentina