Vicini di casa: Primo piano

Vicini di casa: Primo piano

Nell'appartamento di fronte al mio, fino a un mese fa, non ci abitava nessuno. Poi sono arrivati i furgoni del trasloco, e con loro lui. Non so ancora come si chiami. So solo che le nostre finestre si guardano, divise da un cortile stretto, e che da quando è arrivato ho iniziato a lasciare la luce accesa un po' più del necessario.

All'inizio era innocente. Un cenno del capo la mattina, mentre entrambi aprivamo le persiane. Poi ho notato che anche lui, la sera, si attardava vicino al vetro. Che quando io mi muovevo per casa, il suo sguardo mi seguiva senza fingere troppo di non farlo. E ho capito una cosa che non avrei mai detto ad alta voce: mi piaceva. Mi piaceva essere guardata da quello sconosciuto a pochi metri, con la sicurezza del vetro a proteggermi.

Ci ho giocato, lo confesso. Ho iniziato a scegliere con più cura cosa indossare la sera, anche solo per stare in casa. Una vestaglia di seta che lasciavo scivolare appena dalla spalla. I capelli sciolti. Mi muovevo con una lentezza nuova, consapevole di avere un pubblico di una persona sola, e quella consapevolezza mi accendeva in un modo che non ricordavo da tempo.

Ieri sera è successa la prima cosa vera. Ero alla finestra con un bicchiere di vino, e lui era lì, dall'altra parte. Ci siamo guardati — davvero guardati, senza il solito cenno frettoloso. Lui ha alzato il suo bicchiere, piano, un brindisi silenzioso attraverso il cortile. Io ho sorriso e ho ricambiato. E per un lungo minuto siamo rimasti così, due sconosciuti che si dicevano tutto senza una parola, con il cuore che mi batteva come se lo stessi toccando davvero.

Poi, con una lentezza calcolata, ho lasciato scivolare la seta dall'altra spalla. Solo quello. Un gesto piccolo, ambiguo, che poteva essere un caso e che tutti e due sapevamo non esserlo. Ho visto il suo bicchiere fermarsi a mezz'aria. Ho visto la sua immobilità. E ho provato un potere che non sapevo di avere: quella distanza, quel vetro, rendevano tutto più eccitante di qualsiasi contatto.

Non è successo altro. Ho chiuso le persiane piano, lasciandolo lì, e sono rimasta con la schiena contro il muro e il fiato corto, ridendo da sola come un'adolescente. Ma so che non finisce qui. So che stasera lascerò di nuovo la luce accesa. E so che, dall'altra parte del cortile, qualcuno la sta già aspettando.

— continua —

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— Elena

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